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Home TechnoLogica 800 milioni, il miraggio del ridicolo...

800 milioni, il miraggio del ridicolo...

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All'ultima riunione a cui ho partecipato, svoltasi negli uffici del Ministero delle (ex) Comunicazioni a Roma, il tema è stato il solito: le nuove reti di ultima generazione e quali driver per il loro sviluppo.

La cosa che mi ha colpito è che per la maggioranza dei miei colleghi presenti il tema delle NGN è vissuto come di vitale importanza, e su questo sono certo d’accordo, ma al punto che vorrebbero che sia quasi obbligatorio per il cittadino diventar "digitale", diventare fruitore di servizi puramente on-line.

Mi sono permesso di alzare la mano e chiedere la parola per evidenziare che probabilmente c'e' una fetta di persone che del digitale non importa nulla, per scelta, per filosofia, per necessità non rilevata. Chi mi conosce sa quanto spenda il mio tempo nel portare avanti la necessità di sviluppare nuove reti, nuovi modelli di servizi, e quindi non sono certo il tipo con il freno a mano tirato, ma aver fatto tale affermazione e vedere i visi meravigliati dei presenti al tavolo mi ha anche un po' divertito, lo ammetto.

Ma questo piccolo fatto racconta purtroppo come viene affrontato il tema delle Next Generation Network nei salotti e ai tavoli di governo.

Oggi si legge di Scajola che reclama gli 800mln di euro promessi dal governo e che a nulla serviranno, se non ad arricchire le tasche di quegli operatori che riempiono le bocche dei politici di numeri e parole assurde. Le stesse che fanno diventare imperioso e di vitale importanza portare una connessione di 2Mbit al secondo in tutta Italia. Si, proprio così, si sta parlando di 2Mbitsec, non di 10 o 100, ovvero quelli che davvero servono al sistema paese per fare un salto di qualità.

I numeri di occupati potenziali (50.000) citati da Scajola sono propaganda perché la tecnologia c'insegna che servono sempre meno uomini per installare reti, soprattutto wireless. Quindi se gli operatori mobili saranno quelli che metteranno le mani sulla maggior parte della cifra destinata, è chiaro che le risorse umane per ampliare la loro copertura territoriale mai sarà minimamente vicina ai 50.000 occupati di Scajola.Tale ipoteitco numero di occupati potrebbe diventare reale se l'investimento sarà quello ventilato da Caio e se verranno attuate politiche di apertura verso tutti gli operatori TLC, vecchi e nuovi, grandi e piccini. Oggi una grande fetta di PMI non possono fare di fatto l'operatore TLC, perche'? Quanta occupazione porterebbero da sole senza bisogno di Scajola?

Poi veniamo al tema vero: ma davvero l'Italia si può gonfiare il petto portando avanti un progettuccolo che avrebbe dovuto avere già in essere da almeno 10 anni, con una seria politica di incentivi e controllo, carota e bastone, con Telecom Italia e salvaguardando tutto il patrimonio non censito degli Internet service provider che operano sul territorio nazionale, sopratutto in quelle aree che oggi vengono citate come in Digital Divide e invece non lo sono grazie a loro?

Il rapporto Caio parla di 10 miliardi di euro necessari per parlare seriamente di NGN, questa è la misura. Ma anche questa è discutibile, poiché lo stesso Caio in altre pagine del suo rapporto cita numeri che dicono che le NGN si sono sviluppate in Europa in particolari aree, non dappertutto. Ci sono un sacco di piccoli progetti che funzionano e che hanno creato distretti il cui PIL ha beneficiato di un aumento di circa due punti percentuale. E' evidente che le NGN lì sono nate dove se ne sentiva il bisogno.

E' un concetto falsamente democratico il digital divide, poiché se usato male, all'italiana per intenderci, rischia di appiattire anziché incentivare l'eccellenza. Come in quella riunione che citavo poc'anzi: digitale per tutti, anche per chi non vuole usufruire dei servizi della Pubblica Amministrazione con strumenti telematici o non sente proprio il bisogno di essere on-line o addirittura di avere un pc.

Non e' reale questo modo d'immaginare i driver per la NGN.

Esiste un'Italia invece fatta di distretti, di eccellenza, di innovazione e ricerca, che non può disporre di reti da 10-100-1000Mbits poiché le attenzioni sono tutte concentrate al portare l'ALICE o qualcosa di simile, a tutti. Paradossalmente sono proprio le imprese quelle che possono creare occupazione e flussi di denaro per portare la banda "larghina" ai cittadini e non viceversa.

Dunque da una parte un'evidente cecità o malafede di tutti i governi fin qui passati che hanno solo fatto finta di toccare il tema, che non è solo d'investimenti ma anche legislativo, di semplificazione e apertura verso tutti i soggetti interessati e non alle solite lobby, dall'altra una mancanza culturale significativa in gran parte del paese, sopratutto in chi deve governare, ovvero pianificare.

Sempre in quella riunione un altro capro espiatorio è infatti la cosiddetta mancanza di "cultura digitale", che a detta dei presenti affligge la maggioranza degli italiani. Senza naturalmente sentirsi compresi in quella maggioranza ecco srotolare una serie di considerazioni e proposte che poi mettono in bocca Scajola e Brunetta slogan senza futuro.

Ma dove si vuole andare? C'e' un solo grande paese che ha stanziato 50 miliardi per realizzare una rete NGN nazionale e lo ha fatto, questi è il Giappone. Poi c'e' la Corea del Sud e altri paesi asiatici. Nel resto del mondo le reti NGN sono esperienze territoriali che funzionano benissimo perché ritagliate a misura del bisogno della collettività locale.

Ma in Italia, anche su questo tema ecco che ultimamente si sente sempre più alzare il grido d'allarme che afferma: "attenzione a fare in modo che non nascano tante reti perché poi ci troveremmo in una giungla ingovernabile".  Pare di veder anche il colore del logo di colui che ha interesse a spingere in questa direzione per paura di perdere davvero il controllo, ma ai politici italiani sembra che la lezione di Internet non abbia insegnato proprio nulla, altrimenti saprebbero come ribattere. Ma stavamo appunto parlando di mancanza di cultura digitale.

Occhio al miraggio.

 

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