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Home TechnoLogica NGN e DTT, lo strano strabismo di Calabrò e Romani

NGN e DTT, lo strano strabismo di Calabrò e Romani

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Next Generation Network e Digital Terrestrial Television, due che temi interessano una parte consistente degli italiani, sopratutto quelli impegnati in piccole e medie imprese, ovvero l'ossatura della stessa italiaca economia, quella sana naturalmente rispetto ai colossi dai piedi di argilla che tanto imperano sulle labbra dei tecnocrati e nelle comunicazioni agli azionisti.

Nel mondo economico delle PMI si vive costantemente col freno a mano tirato, ma non perche' il conducente dell'azienda vuole cosi', ma perche' qualcuno da fuori fa di tutto per frenare questo importante mezzo produttivo. Questo qualcuno ha un nome e cognome, anzi sono due soggetti che fanno coppia, uno fa il viceministro l'altro il presidente dell'autorità di garanzia delle comunicazioni (AGICOM).

Qui di seguito un comunicato stampa emesso da Assoprovider, l'associazione dei Provider Internet, e quella di CNT-Terzo polo digitale sulla spartizione dei canali digitali terrestri.

Entrambe le associazioni, per due temi diversi ma così importanti, mettono in risalto le incongruenze dei due rappresentanti (uno, Calabrò, in teoria dovrebbe essere li' a tutelare i consumatori ma forse nessuno glielo ha spiegato).

Da una parte un tripolio o più costituito da Telecom, Wind, Fastweb, Vodafone, dall'altra i tripolio con Mediaset, Rai, LA7, fuori tutti gli altri, provider Internet e piccole tv locali.

Se su un tema ci puo' essere una svista o un'ignoranza di fondo, quando diventano due, ed entrambi di cosi' grande portata, si comincia a sospettare che forse il gioco e' proprio studiato a tavolino.

ASSOPROVIDER

17 luglio 2009 - Assoprovider apprende che il presidente dell'Agcom Calabrò e il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Romani approverebbero un progetto di consorzio fra grandi  operatori per lo sviluppo della rete a banda 'ultralarga' in Italia (NGN): al neonato consorzio verrebbe sicuramente riservata una corsia preferenziale in termini di deregolamentazione, vincoli verso la concorrenza, finanziamenti pubblici etc etc.

Da questo rogetto, mastodontico solo sulla carta, uscirebbe una rete lenta a svilupparsi e assai più costosa del necessario per il paese con conseguente cartello sui prezzi sia per le imprese esterne al consorzio sia per l'utenza finale.

Ovviamente, essendo coinvolto il gotha delle telecomunicazioni con su il cappello dell'AGCOM e del Governo, il rischio è che questa grande operazione diventi l'ennesima bolla finanziaria, alla faccia delle porte sbattute in faccia dallo stesso mondo della finanza a milioni di microimprese italiane.

Assoprovider attende ancora risposta ad alcune semplici proposte che porterebbero ad ottimi risultati senza grossi oneri a carico dello Stato. Infatti, poiché **oggi** le infrastrutture di natura edile (cavidotti, tralicci, edifici) costituiscono il 90% dell'investimento per una rete a banda ultralarga e rappresentano l'unico elemento che mantenga rispetto al passato le caratteristiche del monopolio naturale, è evidente l'importanza dell'utilizzo delle infrastrutture edili già in essere (ri-uso edile) per uno sviluppo rapido e low cost di una NGN.

Assoprovider ritiene quindi che se le nostre istituzioni (Agcom e Ministero dello Sviluppo Economico in particolare) hanno veramente a cuore il tema dello sviluppo delle reti a banda ultralarga e dell'abbattimento del Digital Divide nel nostro paese, in primo luogo si debbano impegnare affinché:

1) le parti edili realizzate direttamente od indirettamente con la fiscalità collettiva siano documentate ed a disposizione di tutte le PMI in modo rapido, trasparente ed economicamente non discriminatorio.
2) siano sostanzialmente riviste le tasse amministrative (Codice delle Comunicazioni) che, per la loro entità, impediscono ai piccoli e medi operatori di investire nella creazione di reti NGN.

Solo così diverrebbe un'opera realizzabile anche da aziende di piccola e media dimensione, le uniche che hanno ampiamente dimostrato il loro interesse ad investire in zone del paese solitamente trascurate dai Big delle Tlc.
Diversamente saremo destinati ad una NGN costosa a diffusione parziale e lenta con gravissimo danno per tutto il nostro tessuto industriale.

Dulcis in fundo, questo consorzio così ben visto dal presidente Calabrò metterebbe la pietra tombale su un'altra idea sulla quale a suo tempo mostrò altrettanto entusiasmo, reclamizzandola e ufficializzandola in migliaia di articoli e documenti ufficiali: il tanto discusso scorporo della rete fissa di Telecom Italia.

Probabilmente in questi anni, in cui l'AGCOM ha parlato (solamente) di modelli di scorporo della rete, ipotesi ovviamente osteggiata da Telecom Italia, il presidente ha avuto modo di rivedere quella sua coraggiosa presa di posizione, e riflettendo ha cercato, trovandola finalmente in questo consorzio ultarawideband, la via d'uscita a una idea così “azzardata” e innovativa.

Mentre CNT-TPD denuncia:

AGCOM “IL MERCATO TELEVISIVO E’ SEMPRE PIU’ TRIPOLARE” CNT-TPD: INCREDIBILE, CALABRO’ UFFICIALIZZA IL TRIOPOLIO!

Il mercato televisivo italiano e' sempre piu' tripolare e nel 2008 ha assistito al sorpasso da parte di Sky Italia nei confronti di Mediaset per quanto riguarda i ricavi. E' lo scenario illustrato dal presidente dell'Agcom, Corrado Calabro', nella sua relazione annuale di cui all’articolo precedente. Sky supera Mediaset ed è, dietro la Rai, il secondo operatore tv per ricavi. La tv di Stato lo scorso anno ha registrato "ricavi per 2.723 milioni di euro, Sky Italia 2.640 milioni e RTI 2.531 milioni di euro". Nel 2008, in Italia i ricavi complessivi del settore televisivo hanno raggiunto gli 8,4 miliardi di euro con un +4,1% rispetto al 2007, rileva il garante. La struttura televisiva e' articolata in tre soggetti "con una posizione simmetrica in termini di ricavi complessivi del settore televisivo. All'interno di essa - spiega Calabro' – RTI (Mediaset n.d.r.) e' leader della pubblicita' e nuovo concorrente nelle offerte a pagamento; Sky e' di gran lunga leader nella pay tv e nuovo concorrente nella pubblicita'; Rai mantiene le classiche posizioni attraverso una quota di rilievo nella pubblicita' e prelevando le risorse residue dal canone di abbonamento". Il CNT-TPD ritiene sconvolgente tutto ciò. In pratica, l’Autorità garante ha palesemente dichiarato che il mercato televisivo italiano non è pluralista! Ed ha pure specificato quali siano i settori di piena dominanza di ognuno dei colossi citati! C’è quindi una palese contraddizione nelle convinzioni dell’Agcom che da un lato parla di garanzia della concorrenza (vedi articolo precedente) e poi dichiara spudoratamente tripolistico lo stesso mercato senza annunciare la benché minima opportunità di intervento per limitare lo sfruttamento di posizione dominante e garantire accesso ad altri operatori indipendenti.

E non  finisce qui, poiche' e' fresco l'annuncio che a breve partirà TIVU' Sat con il decoder satellitare unico di RAI, MEDIASET e TELECOM ITALIA (ancora lei!!), alla faccia di chi continua a dire, sempre loro due, che il DTT è un salto nel futuro e garantisce una pluralità assoluta. Se davvero fosse così che bisogno c'e' di questo nuovo consorzio satellitare?

Si può non essere d'accordo con l'ex ministro Gentiloni quando afferma: trattandosi di una 'operazione di concentrazione' tra soggetti operanti nel sistema integrato delle comunicazioni, l'operazione Tivù Sat è stata notificata (con ritardo) all’Agcom, come previsto dall'art. 43 comma 1 del testo unico sulla Tv, e (presumo) all'Antitrust. Ha avuto un via libera da queste Autorità? Non risulta. E come si può far partire la piattaforma visto che, come è noto, la notifica senza un via libera equivale a una condizione sospensiva? E all'Antitrust europeo è stata notificata? E con quali esiti? Sarebbe bene che nella cerimonia di domani i promotori di Tivù Sat dessero qualche risposta". e ancora: "obiettivo del gigante sarebbe quello di muovere guerra a Sky. E fin qui nulla di male, se la concentrazione sarà approvata. Al più avrà qualche conseguenza sugli obblighi imposti a Sky dall'Ue al momento della fusione Stream-Telepiù. Il guaio è che la guerra a Sky comporterebbe, prima o dopo, l'uscita dei canali generalisti Rai dalla piattaforma Sky. Per vederli, alcuni milioni di abbonati a Sky, che pure pagano il canone, dovrebbero munirsi di un nuovo decoder che appunto verrebbe presentato domani. Questa scelta non è compatibile con l'art.26 del contratto di servizio tra Rai e Governo che prevede un obbligo di offerta dei programmi Rai in tutte le piattaforme. Che questo obbligo sussista lo ha detto anche l'ultima relazione Agcom (a pag. 197). Oltre che violare il contratto di servizio, imporre un nuovo decoder a milioni di famiglie che pagano il canone sarebbe comunque uno schiaffo all'idea stessa di servizio pubblico. Anche su questo aspetto risposte dalla cerimonia di domani”.

Interrogativi interessanti da approfondire. Occorre anche riprendere questo pezzo del comunicato ancora di CNT, illuminante: "Circola tra gli addetti ai lavori un elenco riservato di canali che verrebbero assegnati alle emittenti nazionali per il digitale terrestre, si tratterebbe dei canali destinati al famoso S.F.N. (single frequency network) cioè la frequenza isocanale che ogni rete nazionale dovrebbe utilizzare in tutta Italia (...). Ciò non è stato ovviamente concordato con le altre emittenti. Retecapri, infatti, venuta a conoscenza dell’elenco, ha preannunciato una serie di iniziative compresi esposti e denunce all’Autorità Giudiziaria, all’Agcom all’Antitrust e al Ministero per lo Sviluppo Economico - Comunicazioni". Conclude il sindacato che ha il network del Sud come associato di spicco: "Retecapri ritiene inaccettabile queste spartizioni delle frequenze evidentemente con il tacito consenso degli organi di controllo".

Pende pure la spada di damocle della supermulta UE (questione rete4 e satellite, legge Gasparri), solamente sospesa e che fa correre per il passaggio al DTT, ma se non si risolve la questione dell'oligopolio arriverà comunque...

Il Presidente Napolitano, la FNSi (Sindacato unitario dei giornalisti italiani), l'Usigrai (Unione sindacale giornalisti RAI), la stessa SKY, chiedono di capire che succederà tra otto giorni quando scadrà il contratto tra SKy e Rai per i canali satellitari RAI in chiaro...

Le PMI italiane restano escluse da qualsiasi dibattito, non vengono ascoltate, non possono dare alcun apporto professionale sulla questione. Stop. Occorrerebbe un corretta disobbedienza civile, lo sciopero dei decoder e degli abbonamenti reinvestendo questi canoni nelle web tv, nelle street tv, nell'ultimo miglio e in tutto ciò che dinamicamente assicura reale interattività e cultura.

 

 

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